Le tematiche esemplificate nel romanzo si inseriscono in una saga familiare al femminile attraverso il Novecento, "il secolo terribile", a partire dalla disfatta di Caporetto (1917) fino al 31 dicembre 1999.
Le vicende familiari si intrecciano ai drammi, alle aspettative, ai sogni che percorrono un secolo contraddittorio e variegato, in un'Italia ricca di fermenti politici, sociali, industriali e artistici, che risente ancora di pregiudizi culturali e chiusure mentali. La forma scelta è volutamente sperimentale: in apertura di capitolo, come in una pièce teatrale o in una sceneggiatura cinematografica, c'è la lista dei protagonisti e la localizzazione spaziale e temporale. I colloqui "riportati" sono affidati a una voce sola, veicolano richieste d'aiuto psicologico e/o materiale e non disdegnano il supporto delle nuove tecnologie comunicative (e-mail).
L'interlocutore nascosto facilita le digressioni e la narrazione diventa prolissa.
Recensione di Carmela
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giovedì 9 luglio 2009
venerdì 12 giugno 2009
"D'amore e d'odio" di Maria Rosa Cutrufelli
All'inizio la lettura è stata difficile ma andando avanti mi ha catturata sempre più!
Di base è molto simile a "Il movimento del volo" di Antonella Sbuelz (vinse il pre.mio qualche anno fa, molto bello) e a "Mille anni che sto qui" di Mariolina Venezia (dimenticato in fretta), ma sono contenta di non essermi fermata a questa considerazione e avere insistito nella lettura.
Due storie mi hanno particolarmente colpita: in una si parla del campo di concentramento di Ferramonti che non avevo MAI sentito nominare e trovo scandaloso che non compaia sui libri di storia scolastici! Ho fatto una ricerchina su internet:
"Durante la seconda guerra mondiale, a Ferramonti di Tarsia, in Calabria, venne installato dal regime fascista il più grande campo di concentramento italiano. Oltre duemila persone (prevalentemente ebrei stranieri) furono costrette a vivere per lunghi anni in novantadue baracche sistemate in una valle paludosa ed afflitta dalla malaria. Ma qui, contro le stesse intenzioni persecutorie del regime, si realizzò un significativo rapporto di solidarietà tra la popolazione locale e gli internati e tra le varie etnie di questi ultimi..."
"Durante la seconda guerra mondiale, a Ferramonti di Tarsia, in Calabria, venne installato dal regime fascista il più grande campo di concentramento italiano. Oltre duemila persone (prevalentemente ebrei stranieri) furono costrette a vivere per lunghi anni in novantadue baracche sistemate in una valle paludosa ed afflitta dalla malaria. Ma qui, contro le stesse intenzioni persecutorie del regime, si realizzò un significativo rapporto di solidarietà tra la popolazione locale e gli internati e tra le varie etnie di questi ultimi..."
L'altra storia riguarda la Sicilia e il polo industriale Augusta-Priolo-Mililli:
I dati del Centro nascite di Augusta dimostrano un aumento progressivo del numero di nati con difetti congeniti; si passa dall’1,5% del 1980 al 3% dei primi anni ’90, fino ad un picco del 5,6% dell’anno 2000....
E poi ancora moria di pesci, aumento dei casi di tumore, inquinamento della falda idrica.. Mi viene una rabbia!
In conclusione:davvero un bel libro.
"...lei viene da una famiglia speciale sai! dove non si parla di sciocchezze qualsiasi, ma esclusivamente di Gorbaciov e Piazza Tienanmen o dell'ultima mostra di papà. Loro volano alto, mamma, tanto quanto noi voliamo basso, proprio raso terra, con quella specie di questionario a cui vorresti ridurre la nostra conversazione: che hai mangiato, cos'hai visto, con chi t'incontri, mai un discorso un pochetto più articolato..."
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sabato 6 giugno 2009
"D'amore e d'odio" di Maria Rosa Cutrufelli
Un romanzo storico che ci fa ripercorrere il difficile cammino delle donne all'emancipazione e alle conquiste raggiunte con grande fatica e determinazione.
Il romanzo abbraccia un arco di tempo molto lungo, partendo dal 1917 in un ospedale militare dopo la disfatta di Caporetto, per arrivare alla notte di capodanno del 1999.
Sette sono i capitoli di questo libro e sette le voci narranti che ci raccontano quasi un intero secolo, sempre all'intero della stessa famiglia, iniziando dalle capostipiti, due sorelle di Torino, Nora ed Elvira, crocerossina la prima e sindacalista la seconda, insegnante nella scuola della Camera del Lavoro. I personaggi ripercorrono le tappe più importanti di questo lungo periodo, che avvertiamo come passato ma che condiziona ancora le nostre vite.
Inizialmente ho letto le prime pagine con difficoltà, non riuscivo a entrare nella narrazione forse perchè non sentivo vicino quel periodo storico, poi la lettura è diventata appassionante e mi sono ritrovata nell'attualita di quei racconti come se fossero stati miei.
Un libro scritto molto bene, con questa caratteristica di un'unica voce narrante che può sembrare insolita e invece si rivela molto coinvolgente.
"Dunque il presente consuma il passato. Ma nel consumarlo lo risveglia e lo illumina per produrre nuova vita, a quanto pare, lievita dentro un tempo andato e ripreso per la cosa...."
Recensione di Piera
Per approfondire
Il romanzo abbraccia un arco di tempo molto lungo, partendo dal 1917 in un ospedale militare dopo la disfatta di Caporetto, per arrivare alla notte di capodanno del 1999.
Sette sono i capitoli di questo libro e sette le voci narranti che ci raccontano quasi un intero secolo, sempre all'intero della stessa famiglia, iniziando dalle capostipiti, due sorelle di Torino, Nora ed Elvira, crocerossina la prima e sindacalista la seconda, insegnante nella scuola della Camera del Lavoro. I personaggi ripercorrono le tappe più importanti di questo lungo periodo, che avvertiamo come passato ma che condiziona ancora le nostre vite.
Inizialmente ho letto le prime pagine con difficoltà, non riuscivo a entrare nella narrazione forse perchè non sentivo vicino quel periodo storico, poi la lettura è diventata appassionante e mi sono ritrovata nell'attualita di quei racconti come se fossero stati miei.
Un libro scritto molto bene, con questa caratteristica di un'unica voce narrante che può sembrare insolita e invece si rivela molto coinvolgente.
"Dunque il presente consuma il passato. Ma nel consumarlo lo risveglia e lo illumina per produrre nuova vita, a quanto pare, lievita dentro un tempo andato e ripreso per la cosa...."
Recensione di Piera
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